Mi chiamo Dario Bertoni e vivo in Giappone, a Osaka per la precisione. Nell’inverno del 2018 sono stato nell’isola di Kyushu, nel sud del Giappone. Sono partito da Osaka con la nave, per poter girare su questa grande isola con la mia automobile.
Il Kyushu, terza isola per grandezza nell’arcipelago giapponese, è vasta grossomodo due volte il Veneto ed ospita circa 13 milioni di persone, principalmente nelle città costiere.
E’ un’isola ricca di montagne e di vulcani, molti dei quali attivi. Alcuni sono antichissimi mentre alcuni sono particolarmente recenti, geologicamente parlando.

Il mio viaggio era di piacere, per conoscere meglio il paese. Ero già stato nel Kyushu un paio di anni prima, precisamente nella prefettura di Kumamoto. Mi era molto piaciuto, in particolare per i paesaggi. Ero andato sul Monte Aso, un vulcano attivo particolarmente spettacolare. Millenni addietro il Monte Aso era un vulcano grande grossomodo come l’Etna. Una serie di violentissime eruzioni svuotarono la sua camera magmatica e il vulcano collassò, creando una vasta caldera circondata da ripidi bordi, come quelli di un cratere. E’ talmente ampia che ci ho dormito dentro due notti prima di rendermi conto di esserci già dentro. In seguito il vulcano crebbe nuovamente al centro della caldera ed è quello che è ora chiamato Monte Aso.

Visitare la caldera collassata del Monte Aso è stata un’esperienza magnifica, un posto straordinario. Inoltre il Kyushu mi era piaciuto per l’ottimo cibo e il clima di provincia che mi offriva ritmi più rilassanti rispetto alla vita quotidiana a Osaka. Questo mi ha indotto a programmare il mio successivo viaggio in modo che mi permettesse di vedere di più di questa regione.

Ho parlato del mio viaggio in questo video. E’ l’ideale da vedere per chi non ha tempo per leggere tutta la mia esperienza e per vedere delle immagini girate durante il viaggio.

Giorno 1: la nave e il vulcano


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Sono partito dal porto di Osaka la sera verso le 18. La mia nave era un capiente traghetto della compagnia Sunflower, la Kirishima, una nave nuovissima e molto confortevole. Pensata principalmente per il trasporto oceanico di mezzi pesanti tra Osaka e la popolosa città di Kagoshima, prevede numerose cabine passeggeri e diversi posti letto economici in stanze comuni per un totale di 780 passeggeri. Il traghetto era dotato di ottimo ristorante e sale da bagno pubbliche in stile giapponese.

Magnificamente arredata come un albergo, dotata di numerosi confort, come prese elettriche ovunque e forni microonde per scaldare i propri pasti, si è rivelata un’ottima scelta per arrivare riposati nel Kyushu la mattina dopo. Sono sbarcato prima che la nave arrivasse a Kagoshima, nel piccolo porto di Shibushi, una tranquilla cittadina agricola. I bellissimi paesaggi della zona, tra campi, montagne, fiumi e piccoli insediamenti, mi hanno subito affascinato. Era il 22 dicembre e il clima era magnifico. La mia meta per la giornata era raggiungere la città di Ibusuki per mezzo di un traghetto locale e raggiungere Kagoshima in serata. Purtroppo mi sono attardato un po’ troppo ad ammirare la natura, la costa e i fiumi e sono arrivato troppo tardi per prendere il traghetto delle 11 per Ibusuki. Avrei dovuto attendere il successivo traghetto tre ore dopo, per cui ho deciso di raggiungere direttamente Kagoshima, a 1 ora di macchina. Spesso episodi sfortunati, in particolare in un viaggio un cui non hai particolari vincoli, possono portati a scoprire posti nuovi di grande interesse. Mi sono diretto verso il vulcano Sakurajima, che troneggia imponente davanti alla costa di Kagoshima, per poi prendere un diverso traghetto da quella zona.

Il vulcano era nei miei programmi di viaggio per il giorno dopo, ma, anche grazie al traghetto perduto, ho fatto bene ad anticipare la visita perché ho potuto assistere a una eruzione di cenere e vivere l’esperienza di attraversare una nube di polvere vulcanica. Sul momento non ho compreso bene cosa stese succedendo. Ma più mi avvicinavo al vulcano, più era chiaro che stavo andando incontro a una nube di cenere. Tutti i colori cominciavano a mutare in grigio, la polvere aleggiava nell’aria come una nebbia e si depositava su case, veicoli, piante. Poche persone circolavano, munite di ombrello e mascherina. La polvere dava fastidio agli occhi. Il bucato degli abitanti della zona era rigorosamente al riparo dentro le case. Per gli abitanti della zona si tratta di un fastidio con cui convivere, ma per me era una esperienza unica, anche se la mia auto non ha apprezzato e ne è uscita sporca in condizioni ridicole.


Il vulcano Sakurajima è uno dei più attivi del Giappone, ed emette regolarmente nubi di cenere, tanto che a Kagoshima, tra i sacchetti per la raccolta differenziata, ci sono anche quelli per la polvere vulcanica. E’ di forma conica, alto oltre mille metri e formato da due vulcani uno cresciuto sopra all’altro, che è ora inattivo. Si trova lungo il perimetro della caldera di un gigantesco vulcano più antico, ora collassato e scomparso e diventato una caldera sottomarina nella baia di Kagoshima. E’ stato provato che la lava di quell’antico vulcano da allora viene espulsa da Sakurajima. Saltuariamente è soggetto a eruzioni di pietre e lava, in particolare negli ultimi cento anni. L’ultima rilevante eruzione, una serie ad essere precisi, è stata nel 2013. Le sue eruzioni sono famose per essere state particolarmente voluminose, tanto che Sakurajima, originariamente era un’isola, è passata ad essere una penisola dopo una violenta eruzione nel 1914, quando la colata di lava ha colmato un breve tratto di mare e ha unito il vulcano alla costa della baia di Kagoshima, dal lato opposto alla città. I giapponesi ne hanno approfittato per farci delle belle strade, costeggiate da rifugi in cemento armato per proteggersi da eventuali pioggia di detriti, per raggiungere il vulcano. Ai suoi piedi ci sono delle cittadine che vivono di agricoltura.
giappone kakoshima ravanelli gigantiIl terreno è fertile viene coltivato un ravanello gigante grande come un’anguria. Gli studenti della zona sono tenuti ad indossare un elmetto per andare a scuola, di modo da essere sempre dotati di un minimo di protezione in caso di qualche improvvisa eruzione. Il vulcano viene attentamente monitorato e studiato da esperti di tutto il mondo.

Dopo una breve visita a un graziosissimo e istruttivo museo sul vulcano, con moltissime informazioni utili su questo mostro, ho raggiunto un osservatorio a circa 300 metri di altitudine per poterlo osservare più da vicino. Mentre ero lassù c’è stata una nuova sorprendente eruzione di polvere che ho potuto ammirare molto bene. Per fortuna questa volta ero sottovento e ho potuto fare delle belle foto senza coprirmi ulteriormente di cenere.
E’ stato un ottimo inizio di vacanza!


La sera ho raggiunto Kagoshima dove mi sono fermato per la notte in una amabile casa di una simpatica coppia che offre alloggio nella loro abitazione.
Hanno un cane, un gallo e tre gatti che durante la notte non mancano di andare a trovare gli ospiti in camera e li usano per stare al caldo.
I gatti fungono anche da sveglia perché, puntualissimi, alle 6 del mattino si presentano per annusarti la faccia e per saltarti sopra.

Giorno 2: La fattoria, il tempio, il cratere e le stelle

E’ il giorno dopo al grande vulcano! Il clima non sembra una meraviglia ma non sarà un po’ di pioggia a fermarmi. Visto che i programmi di visite della giornata di oggi si erano svolti in gran parte il giorno prima e visto che preferivo vedere posti più lontani da Kagoshima città, ho cominciato a considerare le possibili destinazioni. Con un certo stupore e una punta di disappunto per la mia ignoranza delle zone, scopro che poco a nord della città esiste un complesso di vulcani di grande interesse. Sulla mia mappa appaiono ovviamente piatti e quando li vedo al computer in 3D non mi sembrano un granché alti. Mi incuriosiscono e mi chiedo se si possano vedere più da vicino. Uno in particolare sembra proprio un gioco da ragazzi, sulla mappa ha chiaramente un parcheggio vicino e si vede un sentiero che porta fino al cratere, segnalato come Mihachi, a fianco al monte Takachiho. Tuttavia preferisco dare la precedenza alle cose già in programma per la giornata. Oggi farò una visita a un famoso tempio della zona e una bella tappa in una grande fattoria tra i monti, dove le mucche vivono libere di farsi allevare. Un’ora di viaggio da Kagoshima mi porta alla fattoria, la Takachiho Farm. Il clima si fa davvero nuvoloso, ma la pioggia non arriva. Prima dell’arrivo delle nubi mi fermo ad ammirare nel parcheggio della fattoria, quella che sembra essere una colossale montagna. E’ il vulcano che volevo raggiungere, il Mihachi, con al suo fianco poco più alto il monte Takachiho. E’ apparentemente a due passi da me, ed è decisamente molto più alto di quello che avessi sospettato.

La fattoria è molto graziosa, ampia e ben tenuta, c’è un bel negozio che vende vari prodotti fatti con il latte. Il pane viene fatto sul posto e ci sono delle aree dove mangiare all’aperto.
Si trova in cima a una piccola collina e un simpatico signore con una macchinina da golf va su e giù per la ripida strada d’ingresso per portare in cima i visitatori più anziani.

Nella fattoria è possibile vedere diverse razze di bovini, maestosi e solenni. Molte mucche manifestano il loro diverso carattere o ruolo sociale con il loro comportamento e nei rapporti con gli altri. Ci sono anche dei cavalli e una sezione è dedicata alle pecore. In un peculiare edificio con il tetto gonfiabile viene prodotto metano dalle deiezioni animali. Un vasto pascolo è poi dedicata ai bambini e alle pecore: i bambini possono dare le mangime alle pecore e le pecore possono rincorrere i bambini che scappano all’avvicinarsi delle pecore. Il gioco va avanti finché il bambino, per liberarsi delle instancabili inseguitrici, lancia il mangime e si tiene lontano dai bramosi ovini. La razza umana decisamente non è fatta per correre e si fa battere da una massa di lana con le zampe, ma per lo meno sa lanciare il mangime e sfuggire così alle fauci delle pecore mangia-uomini.


La successiva tappa mi porta al grande santuario shintoista di Kirishima (come il nome della mia nave), o Kirishima-Jingū (霧島神宮) che si trova sul monte Kirishima (dove ho già sentito questo nome?). Il tempio è molto bello con alberi antichissimi, la parte visitabile si limita al perimetro esterno, però la visita merita comunque. E’ una bella zona, di grande atmosfera, immersa in un bosco di splendidi pini. Mentre scatto delle foto arrivano in questo posto apparentemente isolato, alcune corriere con turisti che si mettono in fila per pregare,
Il tempio è stata distrutto molte volte da eruzioni vulcaniche e in realtà la sua posizione originale non è quella attuale, ma proprio in cima al vulcano. Dopo essere andato distrutto, venne via via ricostruito più in basso. Questo l’ho scoperto perché nel raggiungere il tempio, ho trovato la strada che conduceva al parcheggio accanto al vulcano Mihachi, quello che mi aveva incuriosito e che sembrava il più raggiungibile. Questa strada sale per 8 chilometri nel mezzo dei boschi, una foresta bellissima, dove non si vedono insegne, indicazioni, abitazioni, e quando sono salito io, nemmeno altre macchine.

Dopo questo percorso isolato che sembrava portare in luoghi sempre più selvaggi, il bosco si apre e compare la cima del vulcano, enorme, non distante questa volta, come i vulcani visti in precedenza. Finisce la strada e trovo il parcheggio, inaspettatamente a pagamento (500 yen). Pago l’avido omino che vive in una baracca di legno dopo la strada selvaggia, in agguato attendendo ignari turisti per depredarli, come un bandito che abbia messo radici.
Diversi edifici a fianco al parcheggio del ladro mostrano che si tratta di un luogo turistico. C’è un centro informativo, all’interno una signora molto energica mi mette insieme a un piccolo gruppo di persone e comincia una visita guidata di quello che si rivela essere un piccolo e ben realizzato museo sul vulcano. La signora parla ininterrottamente descrivendo la storia della località e dei monti vicini, spiega l’origine dei nomi dei monti e quello che si può vedere in cima alle montagne limitrofe e come raggiungerle. Poi ci spinge tutti in una sala proiezione dove assistiamo a un breve video interessante sulla zona. E’ li che realizzo che il cratere che volevo visitare e a cui sono tanto vicino è quello di un vulcano attivo, come sono attivi tutti quelli circostanti. E che alcuni sono pericolosi perché a volte emettono gas tossici. E non mancano nemmeno eruzioni vere e proprie. Che terra geologicamente vivace! Scopro anche che a 200 metri salendo sul vulcano si trova la sede originale del santuario e che tutto il terreno, la montagna, la lunga foresta incontaminata e l’area del santuario, appartengono all’ordine religioso del santuario di Kirishima. Bella fetta di Giappone, non c’è che dire, sicuramente meno famosa però della cima del Monte Fuji, anch’essa di proprietà del clero locale – e contesa con lo stato.

Rinuncio a salire sul cratere per via delle lunga strada che sembra necessario percorrere, inoltre l’orario, le 4 e 30 del pomeriggio, non era adeguato a fare una scalata. Mi inoltro comunque sul vulcano per un tratto. Il terreno attorno al vulcano è costellato di particolari rocce vulcaniche nere e rosse, un basso bosco di pini circonda una strada di rocce che sale verso la posizione originale del tempio. Arrivo alla fine della strada e la vista è bellissima, il cielo è terso e le montagne vicine si vedono distintamente. La sede del tempio è una mera ampia zona piatta, con un cancello shintoista in pietra. E’ un posto semplicissimo, ma di grande bellezza, silenzioso e con una cornice davvero unica. Qui ogni anno si tengono delle celebrazioni religiose all’aperto, ma a me non dispiace affatto così solitario e selvaggio. Dopo questa visita lascio la prefettura di Kagoshima e arrivo in quella di Miyazaki, una regione montuosa e verdeggiante.

Si avvicina la sera, per cui è il momento di raggiungere un alloggio, fare una bella cena, una doccia e poi infilarsi all’osservatorio astronomico Tachibana!
Piccolo e di tono dimesso (soprattutto dopo aver visto il ciclopico centro astronomico di Kyoto) è sicuramente una tappa importante nella zona per chi è appassionato di astronomia.
Si trova nella cittadina di Takazaki, posto in cui ho faticato non poco a trovare dove mangiare, perché ero durante il ponte del 23 dicembre che in Giappone è il compleanno dell’imperatore. La cittadina era buia e tutto era chiuso e poco invitante. Per fortuna dopo aver un po’ cercato, ho notato l’insegna di un ristorate che mi era sfuggito inizialmente. Rifocillato a dovere, sono andato a vedere le stelle. Per fortuna ho trovato un posto dove nutrirmi, perché osservare le stelle a stomaco vuoto è un’esperienza disturbante e drammatica, e io non volevo vivere quell’orrore.


All’osservatorio mi accoglie un amichevole astronomo che mi porta in cima alla sala del telescopio e spalanca le porte del cielo per noi. Si aggregano alcune ragazze giapponesi. Veniamo interrogati dall’astronomo in merito ad alcuni aspetti della ricerca e delle stelle. Per fortuna ero abbastanza preparato e non mi ha bocciato. Con una risposta l’ho proprio lasciato sorpreso perché ci ha chiesto che cosa cercano gli astronomi, a che scopo vengono costruiti nuovi telescopi. Ero aggiornato sul grande interesse che hanno gli astronomi sui pianeti extra solari, ma sapevo anche che ci sono delle stelle che non riescono a vedere e in merito alle quali sono molto curiosi, ovvero le stelle più antiche dell’universo. E’ anche a questo scopo che da anni gli scienziati stanno lavorando all’ambizioso progetto del telescopio spaziale Webb. Conoscendo queste due importati risposte e la natura di alcune stelle, me la sono cavata bene. Le ragazze giapponesi invece non erano preparate, ma erano più brave di me in giapponese per cui sono state promosse lo stesso. Il telescopio del centro Tachibana ci ha permesso di vedere astri che altrimenti a occhio nudo sono invisibili ed è stata una bella esperienza. Sono riuscito a fare anche delle belle foto della luna. L’astronomo, preparato e appassionato, ci ha ha dato un bel quadro di aspetti interessanti del cielo ma anche della zona. Eravamo infatti non molto distanti da un isola da cui partono i razzi giapponesi per missioni satellitari e ci ha parlato delle attività del centro, dei satelliti, dei tipi di razzi e ci mostrato delle sue belle foto dei missili in volo.
Una visita istruttiva e piacevole. L’astronomo ci ha invitato per la mattina successiva per vedere Venere e osservare il sole, sono andato volentieri perché ero curioso di scoprire qualcosa di nuovo sulla stella più importante di tutte, perché ci permette di abbronzarci.

Giorno 3: perso nelle valli di Miyazaki

E’ la vigilia di Natale per cui la cosa più logica da fare per dare un senso alla vita è partire per andare in un villaggio tra le montagne di Miyazaki. Detto fatto, mi instrado lungo la costa. Dopo un’ora di autostrada un po’ selvaggia che attraversa tanti boschi, senza stazioni di sosta e nessun segno di abitazioni, incomincio a salire sulle montane della zona più centrale del Kyushu. Vedo ripide valli attraversate da arditi viadotti, semplici paesi di montagna e aree di ristoro. Proseguo fino ad arrivare non molto distante dalla caldera del Monte Aso, dove ero stato anni prima. Ma mi fermo prima di raggiungerla e trovo alloggio in un paese che all’apparenza non sembra molto diverso dagli altri che ho attraversato. Si chiama Takachiho, è una piccola città di 14 mila abitanti, e nasconde un profondo segreto.
Ma è tardi per scoprirlo, perché il viaggio è stato più lungo del previsto. E’ la sera della vigilia per cui bisogna stare a casa a mangiare, è tradizione. Mi catapulto in un supermercato chiamato Azuro, lo saccheggio di ogni bontà e torno a casa a rimpinzarmi. Il mio alloggio ha il kotatsu, il tipico tavolino giapponese con coperta e riscaldamento, che tiene calde le gambe delle persone e i corpi dei gatti. Ma c’è anche un albero di Natale, realizzato dal proprietario della casa. Così trascorro la sera della festa al riparo dalla fame, dal freddo e dalla corruzione emotiva, grazie al magico alberello.

Giorno 4: Natale con l’acqua alla gola

E’ Natale! E’ il momento di scoprire che regali offre l’agreste cittadina di Takachiho. In pochi minuti raggiungo un posto che da solo è valso tante ore di guida, la Gola di Takachiho, più nota internazionalmente con il suo nome inglese, Takachiho Gorge.

Qui il fiume ha scavato la roccia vulcanica creando uno scenario di grande fascino, un fiume tra altissime pareti di roccia con bellissime cascate. La giornata è luminosa e non fa freddo, per cui è ottima per percorrere parte del fiume in barca, tra la fitta vegetazione e le anatre, in compagnia di altri turisti ciascuno con la propria barchetta. Non è un grande impresa percorre il breve tratto navigabile ed è piacevolissimo, la calma del fiume, il vigore della cascata, i bellissimi colori. Tra cascatelle e manovre goffe con i remi, ci si bagna un po’ ma non è un problema, però tutti hanno paura di arrivare troppo sotto la cascata e si schiacciano dalla parte opposta, contro le rocce, dove però hanno difficoltà a manovrare. Si creano piccoli imbottigliamenti e le barchette passano a filo e a volte si toccano. Tutti si scusano a vicenda con brevi inchini, sorridendo e borbottando qualcosa. Siamo tutti improvvisati marinai fluviali, chi solo, chi con famiglia o fidanzata a bordo. Gli uomini remano, i bambini ridono, le donne danno le indicazioni di manovra.
“Attento alla roccia, via a sinistra! Occhio a quei coreani, non li affondare… oh no piove, siamo sotto la cascata, vai veloce, rema! guarda, che bell’anatra! Gira la barca che faccio la foto”. E i bambini non smettono mai di ridere.

Dopo la breve crociera, vado a vedere la gola dall’alto, e scatto delle belle foto che poi metterò in un articolo sulla mia esperienza sul viaggio nel Kyushu, chissà se mai lo scriverò! Tutta la zona è davvero graziosa, ricca di acque e splendidi alberi. Interessante anche la vita animale, pesci e anatre mi ricordano che si avvicina il momento del pranzone di Natale!
Grazie a una rivista, trovo un localino storico della città che serve udon, spaghetti grossi di grano tenero in brodo. Non mi accontento e li affianco a un ciotolone di riso con carne impanata. Suvvia, è Natale, mi ripeto, almeno un giorno all’anno bisogna concedersi qualcosa, proprio come ieri, che era il giorno prima di Natale, e l’altro ieri, che era il giorno prima della vigilia, e il giorno precedente, che a suo modo era vicino a Natale…. proseguo così per un po’, meditando su come sia importante trattarsi bene sempre, mica solo a Natale. Preso da questi pensieri edonistici, mi accorgo solo dopo mangiato che non ho fotografato il locale.

Il pomeriggio lo dedico a visitare il tempio più importante della città, il santuario shintoista di Takachiho, circondato da alberi altissimi. Avevo visto pochi giorni prima diversi alberi centenari presso il santuario di Kirishima. Quelli di Takachiho erano maggiormente interessanti per il loro numero e l’atmosfera. Davanti al tempio dominano due immensi cedri con la base del tronco e le radici comuni. Erano indicati come simbolo del legame coniugale in un cartello che riporta che se una coppia fa tre giri intorno ai due alberi, la sua relazione diventa più stabile e serena. Il tempio ha anche una bellissima sala per spettacoli di danza tradizionale detta “Kagura”, che si tengono ogni sera da novembre a febbraio.

Giorno 6: Beppu, l’inferno

Il 26 dicembre mi rimetto in viaggio, la giornata è piovosa, la strada è lunga, devo raggiungere la città di Beppu, nella prefettura di Oita. Sono 100 kilometri, in gran parte di strade di montagna. Per fortuna le strade sono in ottime condizioni e attraverso zone di grande impatto visivo.

Beppu è da dove riprenderò la nave per Osaka, ma ci passerò due giorni perché è una città davvero speciale. Sotto a Beppu ci sono delle fonti di acqua bollente, il volume di queste acque è straordinario, tanto che Beppu è la città in Giappone con maggior numero di fonti termali. Le acque vengono usate per scopi civili, riscaldamento, bagni privati e pubblici, serre.
Nelle zone più ricche di fonti, il vapore esce incessantemente perfino dai tombini.

Alcune delle fonti non sono mai state incanalate e sono rimaste allo stato naturale. Sono diventate così luoghi turistici, sotto il nome dell’Inferno di Beppu. Si tratta di una serie impressionanti laghetti bollenti, pozze, stagni, laghi di fango, ciascuno con un colore particolare. Si paga il biglietto per vedere questi posti, sono piuttosto differenti gli uni dagli altri, anche se il tema è comune. In uno si vede solo un geyser, in un altro un vasto lago bollente di acque rosse. In una altro l’acqua è di un bellissimo celeste, oppure ci sono una serie di piccole pozze di fango bollente. In alcune si possono mangiare uova e pannocchie cotte con il calore naturale.
L’impressione è di trovarsi in una città adagiata su di un vulcano, ma senza i rischi. Di certo è un posto unico al mondo.

La sera trovo alloggio in una casa storica vicino alla stazione, una villa giapponese degli anni ’40 con bellissime decorazioni. Il mio ospita è un grande appassionato di Beppu, mi racconta in la storia della casa e della città e di come molte abitazioni, sia condomini che singole case, utilizzino le acque termali per il bagno.
Un giro nella zona dei ristorantini della zona della stazione mi convince che sia l’ora di cena, mi carico di energie per affrontare l’ultimo giorno.

Giorno 7: La politica delle scimmie, il peso del relax

Non avrei mai creduto di vedere 800 scimmie nel mio viaggio. A 10 minuti dal centro di Beppu c’è un parco in una zona boschiva dove le scimmie vivono libere. Si può andarle a vedere ma non è detto che ci siano sempre, a volte sono in giro per la montagna per settimane. Sono stato quindi fortunato di vederle e ancora di più di vedere tutti e due i branchi in cui si sono divise.
La storia mi viene raccontata dai gestori del parco ed ha assunto un po’ un tono da leggenda: tanti anni fa le scimmie di Beppu vivevano in un unico grande gruppo sotto la guida di un amato e rispettato capobranco.

Purtroppo un giorno il capo morì e iniziò per le scimmie un lungo periodo di turbolenze politiche che perdura ancora oggi. Il branco si divise in due branchi più piccoli, ciascuno guidato da una scimmia capobranco, e i due gruppi entrarono in competizione tra loro. Perduta l’armonia sociale scimmiesca, i rapporti tra le scimmie si rivelano molto tesi quando le incontro. Grida, paura, botte e morsi, alcuni membri dei due gruppi litigano e molte scimmie hanno paura. Raccolto un po’ di cibo, il gruppo più debole si ritira sulla montagna, lasciando l’altro nella zona visitabile al pubblico. Le scimmie non mostrano interesse per noi umani, sono troppo prese dalle loro vicende sociali e familiari, hanno solo pensiero per le cose che le toccano da vicino, il cibo, i cuccioli, il freddo, le tasse su internet. No le tasse no, ma è dicembre e al freddo pensano eccome.
Prendono il sole tra la gente, scorrazzano e saltano, danno spettacolo. I gestori raccontano le loro abitudini, la loro struttura familiare e i caratteri e i gradi degli elementi di maggior spicco nel branco.

Ben istruito su questa interessante comunità e con in testa immancabili confronti e paralleli con la nostra società, vado a fare delle interessanti sabbiature all’aperto, cosa coraggiosa visto che si tratta pur sempre di dicembre. Ma a Beppu il terreno è attraversato da acque calde, al centro sabbiature, un po’ cadente, dove vado, offrono 20 minuti coperti di sabbia calda per rilassarsi e meditare sulle scimmie.
Il mio letto di sabbia è caldo e accogliente, però non tutti gli ospiti riescono a godere della stessa esperienza perché, mi raccontano alcuni ospiti, in alcune fosse la temperatura della sabbia non sale. Io riscontro invece un’altro problema, la sabbia bagnata è molto pesante, è come una coperta di numerosi kili e mi sento schiacciato più di quanto mi aspettassi. Per venti minuti mi sembra di essere stato sepolto vivo, faccio perfino fatica a respirare e non riesco a meditare più sulle scimmie come avrei voluto.

Una seconda tappa alla ricerca delle cure termali insolite di Beppu mi porta in una piccolissima sauna in centro, dove si entra quasi a carponi da una piccola porticina di circa un metro. Dentro vengono messe delle foglie di tè e l’odore della piccola sauna è molto forte, gradevole, ricorda un po’ la paglia.
Ci sono moltissimi bagni pubblici a Beppu, alcuni costano pochissimo.
Rinfrancato dalla sauna, è ora di ripartire, la nave mi aspetta in porto. E’ più piccola e semplice della nave dell’andata, ma il tragitto è più breve.
Il terminal portuale ha l’aria vecchia e decadente, però è vivace, moltissima gente usa regolarmente questo traghetto per raggiungere Osaka e da lì molte altre destinazioni del nord del Giappone. Molti passeggeri in attesa comprano dei pasti pronti da consumare a bordo. Appena la nave parte si scatenano gli appetiti: è ora di cena e non c’è un tavolo o un posto a sedere libero, complice anche il fatto che fuori si gela e che la nave ha spazi comuni non molto grandi, i corridoi si riempiono di gente che mangia. Chi non mangia ricarica il telefono.
La nave con questo carico di umani avidi di cibo e corrente, attraversa di notte il Mare di Seto, il piccolo mare interno del Giappone, molto bello perché costellato di isole di ogni dimensione. La mattina dopo sbarco a Osaka, casa dolce casa. Riporto con me la polvere del vulcano, ematomi da sabbiature, esperienza da rematore, le immagini delle stelle e un numero esagerato di foto, che mai e poi mai potrò davvero smistare come vorrei.

Probabilmente tornerò ancora una terza volta in questa bella regione. Mi mancano infatti due tasselli importanti, due pezzi da 90: Fukuoka e Nagasaki.
Quali affascinanti sorprese nascondono? E’ il caso di scoprirlo.

Conclusione:

Ho trovato nel Kyushu una grande varietà di luoghi da vedere, luoghi inaspettati e particolari. E’ una regione che insegna molto sull’evoluzione del pianeta, perché con le sue terre attive e spesso incandescenti, rende bene l’idea di un mondo in continuo movimento. Torno a casa con la sensazione che la roccia, la montagna, siano elementi molto più dinamici di quando ero partito.
E’ stato istruttivo poi vedere come gli abitanti convivano e sfruttino le risorse geotermiche, tanto da farne non solo loghi termali, ma anche luoghi turistici, e pure per scaldare le serre, coltivare banane e allevare coccodrilli.
E’ inoltre una regione con ottime strade, persone piacevoli e prezzi non turistici, anche se è una meta molto visitata da coreani e cinesi.
Si mangia bene e si possono vedere posti unici. Il tutto in un clima mite che permette anche a dicembre un bellissimo viaggio, con gite sui fiumi ed escursioni in zone montane.
Per cui non posso che raccomandare a tutti questa grande regione, ricca di fascino.


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