
Durante una vacanza in Kyoto, una volta in città, è certamente una buona idea non trascurare la visita dei più noti e magnifici templi.
Ma nella ricerca di un luogo speciale, lontano dalla folla e di grande fascino, molti finiscono per orientarsi verso mete come il Saihō-ji (più noto come Kokedera) il celebre Tempio del Muschio nella zona ovest, oppure verso Adashino Nenbutsu-ji, a nord-ovest, noto per le sue suggestive statue in pietra.
Benché siano due destinazioni interessanti, risultano poco pratiche: non sono servite da linee ferroviarie principali e si raggiungono solo in autobus o taxi.
Inoltre, il Saihō-ji richiede prenotazione anticipata, includendo un’attività di copiatura di testi sacri.
Adashino Nenbutsu-ji, invece, consiste principalmente nella visita del solo tempio, in un contesto rurale piacevole ma isolato, e richiede un impegno di tempo non trascurabile rispetto a quanto offre.

Se vogliamo essere pragmatici, templi immersi nel muschio e giardini di pietra si trovano in abbondanza a Kyoto, spesso senza dover uscire troppo dal centro. Tuttavia, è comprensibile il desiderio di un ambiente diverso, più raccolto, capace di offrire un’esperienza più intima. In questo articolo voglio quindi suggerire una gita in una zona di Kyoto accessibile in autobus, ma abbastanza isolata da offrire un senso autentico di quiete, bellezza e contemplazione.

La zona non è un segreto: si trova a nord-est di Kyoto e si chiama Ohara, ed è un piccolo villaggio rurale immerso tra le montagne, noto per i suoi paesaggi naturali, campi coltivati e un’atmosfera sospesa nel tempo, lontana dal ritmo urbano della città.
Sono presenti numerosi templi, tra cui i più noti sono Sanzen-in e Hōsen-in, e risalgono a oltre mille anni fa, con origini che affondano nel periodo Heian (794-1185), epoca in cui Kyoto era capitale imperiale del Giappone.
Come raggiungere Ohara
Il modo più diretto per arrivare a Ohara è prendere un autobus (linee 16 o 17) dal centro di Kyoto. Tuttavia, questa soluzione presenta alcuni svantaggi: i bus possono essere molto affollati, soprattutto in alta stagione, e spesso subiscono ritardi a causa del traffico nelle zone centrali.

La fermata del bus 19 verso Ohara, di fronte alla fermata “Kokusai Kaikan” della metropolitana

Sull’autobus ci si può tenere informati sulle prossime fermate
Un’alternativa più efficiente è combinare metropolitana e autobus. Dalla Stazione di Kyoto si prende la linea Karasuma fino a Kokusai Kaikan Station (circa 20 minuti), si esce dall’uscita 1 direttamente alla fermata del bus, e poi si prosegue con un autobus locale (in genere numero 19, ma ci possono essere altre opzioni a seconda della stagione) che in circa 20-25 minuti arriva alla fermata di Ohara.
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Questo percorso è generalmente più affidabile e meno soggetto a congestione.
All’arrivo si trova un piccola stazione dei bus immersa nella natura, un po’ malandata ma con ufficio informazioni e servizi. Da qui si raggiungono a piedi i principali templi: Sanzen-in in circa 15 minuti e Jakkō-in in circa 20 minuti.
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Per il ritorno, dalla stessa fermata, anche se esiste un bus diretto (linea 17) fino alla stazione di Kyoto, è spesso spiacevolmente affollato e lento. Per un viaggio più comodo, conviene prendere il bus 19 fino a Kokusai Kaikan e poi la metropolitana: una soluzione più regolare e prevedibile nei tempi.

Panorama dall’autobus

Fermata del bus di Ohara


La zona non offre molto in termini di ristoranti e negozi moderni, e le poche attività che offrono un pasto in genere non hanno orario continuato, quindi occhio all’orologio se pensate di mangiare da qualche parte, i giapponesi mangiano tra le 12:00 e le 13:00.
Quando si va in campagna in Giappone non si può più contare sulla comoda onnipresente presenza dei convenience store per uno snack, ma per lo meno non mancherà l’acqua grazie ai distributori automatici che crescono anche nei boschi come per generazione spontanea. Lungo la strada verso i templi si trovano comunque alcuni negozi, a volte nuovi e a volte un po’ vecchi, gestiti da accoglienti negozianti locali che possono offrire ristoro, cibo e bevande e oggetti d’artigianato.








Conclusa la pittoresca salita, si arriva aduna zona relativamente piana, che incomincia quindi a dividersi in varie direzioni.

Qui in una strada più larga delle altre, si incontra ben presto il portale di ingresso del tempio Sanzen-in
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Di fronte si vedranno dei negozi e ristoranti dove provare cucina locale.

Superato il tempio, Sanzen-in, si troveranno poi nell’ordine il tempio Jikko-in, il tempio Shorin-in e il tempio Hosen-in.
Jikko-in
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Shorin-in
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Hosen-in
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Proseguendo a salire invece si va verso il più lontano tempio Raigō-in
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Perché tanti templi così vicini in questo punto?
La disposizione dei templi non è casuale, ma riflette la storia stessa di Ohara. Ohara rappresentava un luogo ideale per la vita religiosa aristocratica: vicino alla capitale, ma sufficientemente remoto da offrire silenzio, contemplazione e distacco dal mondo.
Questa valle, oggi tranquilla e immersa nel verde, si trovava in una posizione strategica ai margini della capitale imperiale Kyoto, lungo vie secondarie che collegavano la città alle regioni settentrionali. Considerate che Kyoto è circondata da montagne che l’hanno sempre protetta, ma anche da accessi lungo le valli che era necessario controllare per garantire la sicurezza della capitale.
La zona di Ohara non era un grande asse commerciale, offriva isolamento, controllo del territorio e un ambiente ideale per la pratica religiosa.







Il fulcro dell’area è il vasto Sanzen-in, che non nasce come tempio “di passaggio”, ma come luogo legato all’aristocrazia e alla corte. In epoca antica, molti complessi religiosi qui presenti erano collegati a residenze di nobili o a ritiri di monaci di alto rango, che cercavano distanza dalla vita politica pur restando relativamente vicini alla capitale. Ohara offriva esattamente questo equilibrio: accessibile, ma appartata.
Attorno a Sanzen-in si sviluppa una costellazione di templi minori come Jikkō-in, Shōrin-in e Hōsen-in. Non sono semplici aggiunte, ma parti di un sistema religioso e culturale più ampio, spesso legato alla scuola Tendai, che aveva proprio nelle montagne attorno a Kyoto uno dei suoi centri principali. Questi templi funzionavano come luoghi di studio, meditazione e ritiro, in relazione tra loro e con i grandi complessi montani.
Il più isolato Raigō-in rende evidente la progressiva ricerca di isolamento. Più ci si allontana dal centro della valle, più i templi diventano raccolti e immersi nella natura, quasi a segnare un percorso simbolico oltre che geografico.
Il giardino del Sanzen-in
Il cuore della visita è il giardino muschioso, uno dei più suggestivi di Kyoto. Non è un giardino “costruito” in senso rigido, ma sembra quasi emergere naturalmente dal terreno: un tappeto fitto di muschio attraversato da alberi alti, radici affioranti e piccole statue di pietra che compaiono quasi all’improvviso tra il verde.
La composizione è studiata, ma dà una sensazione di spontaneità. I sentieri invitano a muoversi lentamente, con scorci che si aprono tra luce e ombra. Nei giorni umidi il muschio è particolarmente intenso, mentre in autunno le foglie rosse creano un contrasto molto elegante. È uno spazio che trasmette quiete più che imponenza, coerente con il carattere raccolto di Ohara.




Il tempio Jikkō-in
Il tempio Jikkō-in è uno dei più raccolti della zona e offre un’atmosfera particolarmente silenziosa. Rispetto al più noto Sanzen-in, qui il numero di visitatori è spesso molto ridotto, e questo permette di apprezzare con calma gli spazi interni e il giardino. Le sale in tatami si affacciano su un paesaggio semplice ma curato, dove il muschio, gli alberi e le pietre creano una composizione equilibrata. È un luogo che invita a fermarsi qualche minuto in più, senza fretta, lasciando che sia il silenzio a definire l’esperienza.
Il tempio Shōrin-in
Proseguendo lungo il percorso si incontra Shōrin-in, un tempio dall’aspetto sobrio e antico, che conserva un carattere più “monastico” rispetto ad altri complessi della zona. Anche qui l’afflusso è limitato, e l’impressione è quella di trovarsi in uno spazio rimasto in gran parte invariato nel tempo. Gli interni in legno, leggermente scuriti dagli anni, e il giardino essenziale contribuiscono a creare un ambiente raccolto, quasi austero. È una tappa breve, ma interessante per chi vuole percepire un lato più discreto e meno scenografico di Ohara.
Il tempio Hōsen-in
Tra i templi di Ohara, Hōsen-in è forse quello che meglio rappresenta l’equilibrio tra bellezza e quiete. L’ingresso conduce a sale in tatami affacciate su un giardino attentamente composto, il cui elemento centrale è un antico pino che domina lo spazio con la sua presenza elegante. La vista è studiata come un quadro: il giardino incorniciato dalle strutture in legno, la luce che cambia durante il giorno, il silenzio che avvolge tutto.
Qui è possibile sedersi e fare una pausa con una tazza di tè verde, inclusa nel biglietto d’ingresso. Questo momento, semplice ma significativo, permette di osservare il giardino con calma, senza dover seguire un percorso preciso. È probabilmente uno dei luoghi migliori a Ohara per fermarsi davvero, più che visitare, e cogliere quell’atmosfera antica e sospesa che caratterizza tutta la valle.










Infomazioni Utili
Orari dei templi:
– ultimo ingresso intorno alle 16:30
– chiusura intorno alle 17:00
Attenzione: alcuni templi minori possono chiudere leggermente prima, soprattutto fuori stagione. Conviene arrivare entro metà pomeriggio per evitare problemi.
Non è richiesta prenotazione per i templi di Ohara. Si entra semplicemente pagando il biglietto sul posto.
Ohara è anche una buona zona per vedere i ciliegi in fiore.
Presenta un ambiente meno affollato dei parchi cittadini di Kyoto, però non raccomando di andare fino ad Ohara solo per la fioritura, per fortuna ci sono comunque tanti altri posti bellissimi in città, in cui ammirare i fiori senza allontanarsi troppo.
I bus che vanno a Ohara sono considerati extra urbani e come tali presentano una tariffa maggiore rispetto a quelli che si muovono in città.
Si racomanda di usare la carta Suica, o Pasmo o Icoca per pagare con facilità.
Alla stazione dei bus di Ohara è presente anche una biglietteria ma non l’ho mai vista operativa. Dato che si può pagare a bordo, al momento di scendere, penso sia più semplice salire e poi pagare quanto richiesto. Solo contanti o carte trasporti come Suica, o Pasmo o Icoca, no carte di credito.

Ohara è considerata una tratta extra urbana per cui la tariffa degli autobus non è fissa come in città. Sebbene la biglietteria possa essere chiusa, si può pagare a bordo, al momento di scendere con carta suica/pasmo/icoca o contanti.
Per il viaggio di ritorno da Ohara, raccomando la rotta inversa consigliata all’andata: autobus 19 verso la fermata della metropolitana “Kokusai kaikan” (= centro congressi), che permette di fare un viagglio breve in bus e raggiungere la metro che è più rapida e comoda per attraversare Kyoto, invece dei bus 16 e 17. Questi passano in centro ma sono lenti e il viaggio può essere lungo e scomodo.
Presso la stazione dei bus di Ohara sono indicate le file a cui accodarsi per prendere il bus che si desidera.
La cadenza degli autobus è un po’ scarsa.

Presso la fermata degli autobus di Ohara, questi due cartelli indicano dove attendere il proprio veicolo. Numero 19 per raggiungere la metropolitana e numeri 16, 17 e 18 per raggiungere il centro città. Il 19 è preferibile per il ritorno, perché permette di raggiungere la metro con cui poi spostarsi in città, soluzione più comoda rispetto ad attraversare la città, spesso molto trafficata.










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